Le fotografie degli anni '20 del primo studio fotografico di Grottaglie, fondato da Francesco Paolo e Mary De Vincentis nel 1923. Restaurate e colorate con intelligenza artificiale, un secolo dopo.
Tutto inizia lontano da Grottaglie.
Siamo a Lussino — oggi Mali Lošinj, una piccola isola sull'Adriatico allora contesa tra Italia e Austro-Ungheria. È qui che Mary Primi cresce, lontana dai genitori emigrati a New York in cerca di fortuna, affidata ai nonni materni durante gli anni duri della carestia. Mary è nata a New York nel 1901, ma il mondo le ha già insegnato che le radici possono crescere ovunque.
A Lussino, un amico le insegna la fotografia. Mary scopre che dietro un obiettivo il mondo si vede diversamente — con più attenzione, più cura, più luce.
Poi arriva la guerra. Sul fronte dell'Isonzo e dell'Istria si combatte una delle pagine più dure della storia italiana. È lì che Francesco Paolo De Vincentis, giovane soldato venuto dal profondo Sud, incontra Mary. Si innamorano tra le difficoltà di un'Europa che brucia. Si sposano a Lussino, e lì nasce il loro primo figlio, Ciro.
Mary vuole restare — quella terra adriatica è la sua casa. Ma il clima umido dell'Istria non perdona l'asma di Francesco Paolo. I medici sono chiari: deve tornare al Sud, alla sua terra, all'aria secca della Puglia. Nel 1928 nasce Giovanni — Nino, il secondo figlio, già figlio di Grottaglie.
"Nello studio ognuno aveva il suo ruolo preciso. Mary metteva a proprio agio i clienti, sapeva trovare la luce giusta sul viso di chiunque. Francesco Paolo lavorava nell'ombra — era il ritoccatore delle lastre, un'arte manuale quasi pittorica."
— Nino De Vincentis (1928–2018), ricordando i suoi genitoriI primi flash erano a polvere di magnesio — un bagliore quasi teatrale. Mary scattava, Francesco Paolo ritoccava la lastra. Una coppia perfetta: lei con gli occhi sul cliente, lui con le mani sull'immagine.
In quello studio cresce Ciro, il figlio nato a Lussino. Respira fotografia dall'infanzia e diventa fotografo, poi artista riconosciuto a livello nazionale e internazionale. Nel 1952 il poeta Giuseppe Ungaretti lo chiama "il Mago dell'obiettivo". Un laboratorio fotografico di Grottaglie porta ancora oggi il suo nome.
Nel frattempo il fratello di Mary, John Primi, è tornato a New York. Negli anni Sessanta lavora con Mike Todd alla Paramount Pictures come sincronizzatore, parla dodici lingue, gira il mondo. La famiglia è fatta così: curiosa, capace, sempre al passo con il futuro.
Lo studio va avanti con Nino — Giovanni De Vincentis, nato a Grottaglie nel 1928, figlio già di quella terra che i suoi genitori avevano scelto per lui. Nino eredita dagli occhi di Mary la capacità di stare vicino alle persone, e dall'arte di Francesco Paolo la pazienza del lavoro minuzioso. Per quarant'anni — dagli anni Sessanta fino ai primi anni Duemila — porta lo studio fotografico nel cuore della vita di Grottaglie: i matrimoni, le cerimonie, i ritratti di famiglia, i momenti che le persone vogliono ricordare per sempre.
Ma Nino non è solo un fotografo. Negli anni Sessanta è presidente della Pro Loco di Grottaglie e ha un'intuizione destinata a durare nel tempo: lancia la Mostra della Ceramica di Grottaglie, evento che diventerà simbolo dell'identità artigiana della città. Capisce prima di molti altri che le ceramiche grottagliesi — quella tradizione di fornaci, di mani sapienti, di forme tramandate di generazione in generazione — meritano di essere celebrate, conosciute, portate al mondo.
E le fotografa. Per decenni, Nino De Vincentis è il fotografo delle ceramiche di Grottaglie — documenta i maestri artigiani al lavoro, i pezzi unici, le botteghe del quartiere delle ceramiche. Un archivio visivo prezioso, costruito con la stessa dedizione con cui sua madre Mary aveva fotografato la città quarant'anni prima.
Mary vive quasi novant'anni. Fino agli ottantanove è presente nello studio, seduta al suo posto, con quello stesso sguardo capace di mettere a proprio agio chiunque.
Francesco Paolo muore nel novembre 1970. Francesco — nipote — nasce nel febbraio 1971. Non si sono mai incontrati. Eppure si assomigliano, in un modo che solo le famiglie capiscono.
Oggi, un secolo dopo quello studio aperto nel 1923, Francesco De Vincentis ha preso le fotografie storiche del nonno — panorami di Grottaglie, le ceramiche, le strade di un'altra epoca — e le ha restituite al colore grazie all'intelligenza artificiale.
Non è solo restauro. È un dialogo tra generazioni.
È Mary che fotografa, Francesco Paolo che ritocca la lastra, Ciro che trasforma tutto in arte — e Francesco che colora, un secolo dopo, con gli strumenti del suo tempo.
Dal 1923, la stessa passione.
Tre generazioni. Un secolo di sguardi.
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